Generatore automatico di complimenti

Si vede che non ho un treppiedi per il cell?
Si vede che non ho un treppiedi per il cell?

//embedr.flickr.com/assets/client-code.js

Una delle cose che mi rendono felice a tema sferruzzo è quando finisco qualcosa e mi accorgo di sfruttarlo parecchio. Non mi capita spesso di vedere un modello, invaghirmene subito, indossarlo più volte e persino desiderare di rifarlo in un colore diverso…

Ladies and gentlemen, Kika di Olga Buraya-Kefelian: un po’ sciarpa, un po’ scialle, ma anche gilet e scaldacuore (si usa ancora dire ‘scaldacuore’?). E pure reversibile. Et voilá, il generatore automatico di complimenti.

Olga è una garanzia per me: i suoi modelli non sono mai banali, e riesce sempre a ideare qualcosa di particolare anche in banalissima maglia rasata.

Le due matasse di Madelinetosh Merino Light (prego inserire qui emoji dei soldi che volano via) hanno aiutato il compimento del miracolo. Forse il punto sarebbe risaltato ancora di più in tinta unita, ma per una volta non me ne importa più di tanto. Dato che il filato richiesto è appunto sottile, il risultato non occupa neppure tanto spazio nella borsa.

kika
Dettaglio

Ammetto che qualche giorno fa stavo facendo un mezzo disastro perché il punto molto traforato – per giunta lavorato coi ferri 4mm e perciò abbastanza lento – si presta abbastanza facilmente all’impiglio. Saranno fischiate le orecchie alla maniglia del bagno. Se solo le maniglie del bagno avessero le orecchie, oppure un cervello.

Emoji testa che sbatte contro il muro

Ho preso i ferri in mano per la prima volta cinque anni fa, e da allora non mi sono mai fermata. Ho fatto scialli, calzini, berretti, maglioni, cardigan, persino orecchini. Per dire, dovrei essere capace di scegliere la misura giusta quando decido di avviare qualcosa. Ma niente.

Il Balmy che ho avviato da un po’? Disfatto appena prima di cominciare le maniche. Meglio tardi che mai, eh. Soprattutto, scema io a farlo della stessa taglia che portavo ormai diciassette chili fa. È vero che desideravo una vestibilità non tanto aderente, ma il sacco di patate no. Sono a venti centimetri dall’avvio adesso.

Intanto avevo già avviato altro perché non volevo farmi trovare a mani vuote dopo l’imminente fine del maglione (hahahaha): un’altra versione del collo che sto così tanto sfruttando in questi giorni, in filato più sottile e più… come dire, neon.

Questo è tutto per ora. 

Sweater update

Il Balmy è a buon punto: una manciata di centimetri mi separano dal cominciare le maniche.

  

Non poteva esserci un momento migliore per fare un maglione senza troppi pensieri. È un po’ come se avessi saputo in anticipo che non sarei stata bene a un certo punto del lavoro. Da un paio di giorni ho un simpaticissimo raffreddore che mi fa navigare nei fazzoletti di carta, e meno male che le poche linee di febbre di ieri sera sono scomparse stamattina.

In poche parole mando giù paracetamolo e propoli come fossero cioccolatini ripieni di caffè aka la mia droga per l’autunno/inverno (dovrei segnarli nel mio diario alimentare?).

Dai che ho una 4km questa domenica.

Mi faccio un maglione e arrivo 

Davvero. 

Tecnicamente sarebbe autunno, nonostante sbalzi di temperatura e zanzare  indistruttibili. Dovrei tirare fuori i maglioni di lana, o almeno quelli in merino. Ma mi stanno male.

Negli ultimi tre mesi ho perso peso grazie a una magica miscela di running (stile tartaruga) e controllo delle calorie (sennò a cosa servono gli smartphone?). I mal di testa che prima si presentavano una volta a settimana non ci sono più. Il fondoschiena mi si è dimezzato (urrà!), il seno no (uffa), ma il torace sí. Però adesso mi va tutto largo e, prima di compiere una pazzia tipo disfare almeno un anno di lavoriammaglia, sto mettendo in pratica la mia strategia. 

Che consiste nel farmi un maglione in maglia rasata in tondo senza cuciture della misura giusta. Più veloce di così non so come fare. 

Ferri 4,5 e Merino Gold della Grignasco (RIP) per il Balmy di Alicia Plummer. Ecco la prova che non sto dicendo cazzate.

  
Ebbene sì, sto cercando di uscire dalla triade autunno/inverno nero-grigio-blu. Ce la farò per la prossima settimana…?

Fine del letargo?

Qualche giorno fa stavo chiacchierando con una cliente, ed è venuto fuori che ha una passione smodata per l’uncinetto. Un po’ meno per i ferri – li usa, dice, ma in tempi molto ridotti. Io le avevo risposto che per me la situazione era l’inverso (anche se ogni tanto la lezione di Kim Werker su Craftsy me la ripasso, per far fuori della lana buona solo forse per una mega-mattonella coperta da maltrattare). La chiacchierata che mi ha ispirato a tornare a sparlare di maglia.

Durante l’estate le mie mani evidentemente non mi avevano informato della loro partecipazione alle olimpiadi delle ghiandole sudoripare. Tuttavia attorno a Ferragosto il cielo ci aveva dato una tregua, e allora mi ero trovata a lavare una matassa di Malabrigo Rios recuperata da un cappello che in fondo avevo sfruttato poco. Ci ho avviato un berretto.

Nello stesso periodo avevo addirittura ritirato fuori del filato lace (qualcuno mi ricordi di NON comprare piu filato lace. Per giunta color grafite!), ispirata da un kal di Asa Tricosa su Ravelry. Ammetto che quel thread l’ho trascurato, ma il lavoro é avviato: una stola che sembra molto intricata a giudicare dalle chart, ed effettivamente lo é, e sicuramente avrà bisogno di un bel bloccaggio pesante, ma mi sembra il genere di sfida che cerco nei miei lavori. 

Non si può vivere solo di maglia rasata in tondo.

Magari intervallata da ferri accorciati a legaccio.

Ah già, quel collo in maglia rasata e ferri accorciati a legaccio che ho completato almeno due settimane fa con la Uncommon Thread merino/seta/cashmere presa a Berlino.

Sta a vedere che dopo tutto non mi sono veramente fermata con lo sferruzzo. Prossima volta le foto.

Andiamo a Berlino

Quando Virginia aveva accennato alla possibilità di una piccola fuga verso Berlin Knits per la prima volta, ormai un paio di mesi fa, il mio fareammaglia era notevolmente rallentato. Troppi lavori in corso e nessuno che riuscissi a finire.

Alla prenotazione dei biglietti per il marketplace e per una lezione di design tenuta da nientepopodimenoche Joji Locatelli, ho cominciato a disfare tutto quello che non toccavo da qualche mese. L’unico che avevo salvato dalla mia furia distruttiva era il progetto che avevo avviato con la Madelinetosh.

È passata una settimana dal ritorno a Torino e, nonostante mi lamentassi del tempo visibilmente variabile (sole, pioggia e vento in tre giorni diversi), ho solo bei ricordi. Ho anche scoperto di non essere più abituata a prendere l’aereo: al momento del decollo mi aggrappavo ai braccioli del sedile, mentre la frequent flyer Virginia si divorava in tutta tranquillità un romanzo di Stephen King.

Il workshop della Locatelli, Approach To Sweater Design, è stato l’unico che abbiamo frequentato: gli altri erano maggiormente mirati ai principianti oppure solamente in tedesco. Per una come me che preferisce sferruzzare maglioni e cardigan é stato molto interessante. Mi ha schiarito le idee sulle mie preferenze (drop shoulder > set-in sleeve tutta la vita) e sullo sviluppo taglie.

A dirla tutta, una delle ragioni per cui volevamo limitare i workshop é che volevamo, ahem, investire di più nel marketplace.

Ci siamo abbastanza contenute: entrambe ci siamo fiondate sui filati di The Uncommon Thread che stavano giá scarseggiando, e abbiamo trovato i set per il bloccaggio così difficilmente reperibili online senza spendere mezza fortuna in spedizione. Io ho anche comprato dei ferri circolari Chiaogoo che desideravo provare da tempo, una matassa multicolore sberluccicante e della Madelinetosh non proprio neon ma quasi.

Sferruzzamento vero e proprio? Più di quanto ne abbia fatto nelle ultime settimane. In stanza, nell’entrata dell’ostello e dopo il marketplace, dentro uno Starbucks per ripararci dalla pioggia. Non sull’aereo perché i ferri non erano permessi a bordo.

Verrebbe voglia di tornarci l’anno prossimo.

 

Ehilá!

Un mese senza post vuol dire che 1) sono pigra e 2) ho abbassato le quantitá di miglia di filati sui ferri.

Di recente ho scoperto il modello di una designer italiana di un gilet in filato bulky, che in quqlche modo sto adattando alla matassona di Albozzi: la tensione non è esatta, ma sto facendo la taglia più grande. É un genere di capo che mi sarebbe servito un paio di mesi fa, ma meglio tardi che mai, immagino. E poi non me la sento ancora di dedicarmi solo a spessori primaverili. Voglio dire, sta piovendo proprio ora.
(Lo so che mi ero ripromessa di non avviare altri lavori prima di terminare quelli che avevo già avviato, lo so. Insomma, non é colpa mia se non sono convinta del tutto di quello che sto facendo. Meglio fermarsi prima e pensarci su. Mumble mumble.)
Il dettaglio di questo pattern che mi ha colpito subito é stato quel collo gigante. Sotto quel collo, però, si nasconde una quantità notevole di punto riso. E se c’è un punto che odio, é proprio il punto riso. Quello, e le coste. Diciamo che con quel filato e le punte da 7mm almeno scorre abbastanza veloce. Quasi mi piace adesso. Sta venendo molto “drammatico” in versione oversize. Ha carattere. Sarebbe ancora più piacevole da lavorare se le uniche 7mm in mio possesso fossero in acciaio, o almeno di legno, e non in acrilico. 
 tappo 

Lana, ferri e paranoie inutili

In questo periodo “pigrizia” é il mio secondo nome, e chiaramente influisce sulla mia produttività di fareammaglia.

Arrivo a casa alle sette e mezza e, nonostante il lavoro sia scarso e perciò deprimente, cioé non mi ammazzo di fatica, non voglio fare altro che buttarmi sul letto. Mi addormento con velocità impressionante, mi risveglio per cenare e mi riaddormento con ovvi effetti collaterali su digestione, sonno etc… Per non parlare del mio progetto di rimessa in forma fisica, che interrompo al minimo accenno di morale che va a terra perché mi manca il fiato.Ecco perché il mio picco di splendore sferruzzistico avviene nei fine settimana.

Voglio avviare mille progetti ma non prima di chiudere quelli che ho già in corso.

Quel pattern che vorrei scrivere? Ma figurati.

Almeno sto riuscendo nell’apparentemente incredibile impresa di resistenza ai numerosi sconti sui filati in vendita online, anche se ammetto che questo digiuno di fibre (animali) é in preparazione a una, diciamo così, scorpacciata ancora in fase di progettazione.

Fine seghe mentali.

Per non rendere questo post completamente inutile, vi rimando al numero primaverile di Interweave Knits appena uscito. L’ “occhi a cuoricino” award va all’Eastbound Sweater di Courtney Kelley: oversize, elegante ma non troppo, rivisitazione contemporanea dei classici gansey (maglioni molto resistenti usati dai navigatori britannici, un articolo molto interessante in proposito é nello stesso numero della rivista).

 

Ah, e come non segnalare l’iniziativa MetroKnit di sabato prossimo? Da un capolinea all’altro della metropolitana di Torino, a suon di lana e ferri. Così vicino a casa, e ahimé così scomodo nell’orario.

Lavori in corso

(Pensavo di aver salvato qualche post in anticipo, e invece no.)
Io gloves
E io che pensavo di non poter finire i guanti in tempo per poterli usare almeno un pochino… neve e pioggia sono passate, ma la primavera non sembra vicinissima. Un paio di guanti nuovo di zecca pronti entro metà febbraio? Yes, please.

Li ho già indossati un paio di volte, e le mie mani ringraziano. Adoro il netto contrasto tra il rosa e il verde, e adoro la vestibilità aderente. Di più: anche se ho maledetto la spirale sull’indice (spostare una maglia a sinistra ad ogni giro mantenendo il pattern), ne voglio fare un altro paio per il prossimo inverno, magari con due tinte meno agli antipodi. E son bastati solamente 30 grammi circa per colore!

Lavori in corso

Stavolta ne ho due da mostrare.

I guanti mi stanno dando grandi soddisfazioni: dopo aver scavalcato l'ostacolo 'indice con spirale annessa', sono arrivata all'anulare. Pure la mano esulta!

I colori sono invertiti rispetto al primo guanto, come previsto dal pattern. Sarebbe stato ancora più bello con le unghie pittate, ma lo smalto ieri era troppo sbeccato. Dovrei finirli in tempo per poterli sfruttare almeno un po'.

Intanto non ho resistito alla Madelinetosh, e ho avviato un altro progetto… sono giá innamorata! Il modello è Kika di Olga Buraya-Kefelian, un curioso ibrido tra gilet e scialle caratterizzato da un punto reversibile. Mi sembra che il colore del filato gli renda giustizia.

Con questo sono 4 lavori in corso. Direi che sono abbastanza. Buon proposito per il mese di febbraio: NON AVVIARE NIENT'ALTRO. Se mi vedete con un'ulteriore borsa portaprogetti sottobraccio, sequestratemi i ferri. Vi supplico.